Sono nato bianco, maschio e mi avvio verso la mezza età: queste caratteristiche, statisticamente, fanno di me la persona con più privilegi sul nostro pianeta.
In un’ipotetica corsa in cortile tra bambini, io sarei partito a un passo dal traguardo, sicuramente più avanti rispetto a una bambina e parecchi passi prima di un coetaneo di colore. Mi è stata garantita un’istruzione, quando ho avuto bisogno di un’operazione chirurgica che altrove non mi sarei potuto permettere, qui ho potuto ricevere assistenza sanitaria. Ho una casa, un lavoro, dei vestiti e cibo in quantità tale da poter scegliere come nutrirmi. Se fossi nato femmina o nero, o magari entrambe le cose, come sarei cresciuto? E che adulto sarei adesso?
Di fatto, qualcuno continua a volere l’esistenza di diritti solo se per se stesso e solo se in linea con le proprie esigenze. Di fatto, per qualcuno è giusto e rassicurante sapere che altri vivano male la propria esistenza.
Se pensi di poter disporre a tuo piacimento del corpo di una donna perché indossa – che ne so – un abito corto, è un problema tuo non suo. Se pensi che ogni migrante sia un delinquente o un terrorista, il problema è tuo non suo.
Se pensi che un afroamericano (o un afroitaliano) sia un soggetto più pericoloso di te e non meriti il trattamento che invece gli spetterebbe, il problema è tuo non suo. Il meccanismo che regola questi pensieri è lo stesso e legittima il sopruso per il semplice fatto di essere in vita: io posso godere di diritti e tu no. Io posso perché sono nato così e sono nato qui, tu non puoi perché decido io. Io posso perché mi reputo migliore, senza alcun merito.
I vantaggi che abbiamo rispetto agli altri esseri umani non devono mai essere un’arma, ma uno strumento per diventare consapevoli e attivarci affinché tutti abbiano la possibilità di ridurre le disparità di premesse con cui veniamo al mondo. È chi ha un privilegio che può estenderlo agli altri. Perché chi non ha quel privilegio, non ha neanche i mezzi per ottenerlo, l’unica cosa che può fare è chiederlo. E respirare, ammesso che gli venga consentito. #blacklivesmatter

Il problema è molto più vicino di quanto pensiamo, non solo culturalmente, ma anche geograficamente.
I primi due bambini, oggi ragazzi, per i quali feci da tata sono nati da un matrimonio misto, papà italiano e mamma dello Zimbabwe. Diciamo che tra tutti e tre, in una realtà di provincia, non passavamo inosservati! Poco dopo che si furono trasferiti nella mia zona, una loro dirimpettaia piuttosto anziana e molto maligna chiese alla nonna paterna se poteva lasciarle il numero di quella brava domestica che negli ultimi tempi vedeva fare avanti e indietro nel palazzo. Non era concepibile che fosse semplicemente una vicina di casa.
Forse non si nasce razzisti, ma nemmeno antirazzisti. Serve che qualcuno ci educhi per questo e ci cresca per essere un cambiamento all’interno della società. Invece del silenzio, ho pensato a cosa potessi fare io e ho costruito una bibliografia ragionata per l’infanzia, divisa per filoni e con titoli che possano rispondere a quelle che a mio avviso sono le urgenze: pluralità di voci e varietà nelle rappresentazioni.
Rispetto a quest’ultimo punto, un valido contributo ci viene fornito ad esempio da Helen Oxenbury, che nelle sue illustrazioni inserisce spesso bambini con tratti somatici diversi. Le rappresentazioni plasmano il modo di concepire se stessi e gli altri.
Immancabile a tal proposito un pezzo di storia: Peter nella neve, considerato uno dei libri americani più importanti del XX secolo. Pubblicato nel 1962 e portato in Italia da Terre di Mezzo, è stato il primo albo illustrato di stampo occidentale a introdurre un bambino nero senza specificarlo, mettendolo semplicemente in scena. Il suo autore, Ezra Jack Keats, assegna finalmente al protagonista azioni ed emozioni che fino a quel momento la letteratura per l’infanzia aveva associato a bambini bianchi.
BIOGRAFIE
Sono molte e consentono di comprendere sia un percorso di vita, sia un momento storico. Io ne propongo una individuale sull’attivista nonviolenta Rosa Parks, declinata in quattro alternative, e una collettiva dedicata ai fondatori del movimento black power.
- Rosa Parks. Piccole donne, grandi sogni, Fabbri Editore – dai 4 anni
- Rosa Parks – La signora che restò seduta, Edizioni El – dai 4 anni
- L’autobus di Rosa, Orecchio Acerbo – dai 9 anni
- No! Il rifiuto che sconfisse il razzismo – Edizioni El, dai 12 anni
- Le Olimpiadi del coraggio, Edizioni El – dai 9 anni
SUL TEMA
Per parlare apertamente di razzismo, colore della pelle, tratti somatici e questioni etniche.
- Felici nella nostra pelle, Pulce Edizioni – dai 2 anni
- Nel mondo ci sono, Giralangolo – dai 3 anni
- E tu di che colore sei? Tea, Giunti Kids – dai 3 anni
- Girotondo, Sassi Junior – dai 3 anni
- Un giorno un nome cominciò un viaggio, Edizioni Gruppo Abele – dai 4 anni
- Fiabe in rosso, VerbaVolant Edizioni – dai 5 anni
- Bambini nel mondo: Il razzismo e l’intolleranza, Giralangolo – dai 7 anni
- Oh, freedom!, Giunti Kids – dai 10 anni
- La capanna dello zio Tom, Rizzoli – dagli 11 anni
- Tornatrás, Mondadori – dagli 11 anni
- John della Notte, Equilibri – dai 12 anni
TEMATICHE ATTIGUE
È importante promuovere la riflessione intorno alle differenze e alla multiculturalità.
- Piccolo blu e piccolo giallo, Babalibri – dai 2 anni
- Elmer, l’elefante variopinto, Mondadori – dai 2 anni
- Il mondo in una casa, Electa Kids – dai 4 anni
- Il muro in mezzo al libro, Il Castoro – dai 4 anni
- Una festa in via dei giardini, Electa Kids – dai 5 anni
- Vietato agli elefanti, Giunti Kids – dai 5 anni
- La guerra degli scoiattoli, Piemme Battello a vapore – dai 7 anni
INSIDER
Autori afroamericani o afrodiscendenti che parlano di personaggi afroamericani, perché ogni comunità deve scegliere come raccontarsi. Due nomi su tutti: la vincitrice dell’Andersen Award 2020 Jaqueline Woodson (per ragazzi dagli 8 anni in Italia è stato pubblicato solo L’ultima estate da Mondadori, che è attualmente fuori catalogo), oppure Jason Raynolds (il mio consiglio è Niente paura Little Wood!, Terre di Mezzo – dai 10 anni).
Nella foto, Little man di Antoine Guilloppé, Gautier Languereau Editions.
