“Qui m’aime, me lise”
“Chi mi ama, mi legga”: recitava così il claim dell’ultimo Salone dell’editoria per l’infanzia di Parigi, a fine novembre. Ed effettivamente è una grande verità: donare storie ai bambini – di concerto autori, genitori ed educatori tutti – è innanzitutto un atto d’amore, con cui regaliamo loro la possibilità di coltivare un immaginario, sperimentare pensieri ed emozioni, costruirsi un proprio repertorio linguistico, comprendere la realtà che li circonda e gli esseri umani che la popolano, esercitare la memoria e, più di ogni altra cosa, divertirsi! Per non parlare del profondo senso di condivisione che si crea quando ci si ritrova a immaginare insieme uno stesso mondo.
Sono stato ospite di IKEA e IBS per riflettere sullo stato attuale della lettura a livello nazionale, partendo da un dato: in Italia una persona su due non legge nemmeno un libro all’anno.
C’è però un altro fattore da tenere in considerazione: l’unico settore in crescita dell’editoria italiana è la letteratura 0-12 anni. E io voglio interpretarlo come un elemento positivo, una possibile ripartenza.

Nel 1979 l’allora responsabile marketing dell’azienda svedese, Billy Liljendahl, notò la mancanza nella loro offerta di uno scaffale progettato specificatamente per i libri; il suo sogno era produrre un mobile democratico, fare in modo che ogni famiglia possedesse una libreria. Nacque così l’iconica Billy che, quarant’anni dopo, continua a portare il nome dell’ideatore!
Ma se per assemblare i vari pezzi di una libreria basta seguire le istruzioni allegate, per renderla una zona viva della casa, invece, non esiste un’unica indicazione certa. Io però qualche idea me la sono fatta, e comincio con tre spunti a mio avviso altrettanto accessibili.
1) Innanzitutto, lasciamo da parte snobismi e distinzioni restrittive. Fa molti più danni un libro vietato – tra l’altro sulla base di nostri personalissimi criteri – rispetto a un libro “sbagliato”. L’estetica è un processo.
2) La lettura per un bambino deve essere un momento gratificante! Deve farlo star bene come quando canta una canzone. Il concetto di gratificazione è diverso dal concetto di piacere, e in gran parte deriva da come noi proponiamo loro le cose e da quanto vi aderiamo in prima persona.
3) Il Dolce Stil Novo e la poesia goliardica medievale in seconda media non sono un tantino lontani dalle esperienze, soprattutto relazionali, di un ragazzino?! I collegamenti funzionano anche al contrario, per cui a livello di studio propongo di partire da letture più contemporanee e meno complesse da cogliere e via via andare a ritrovarne le origini, quando l’età e le conoscenze lo consentono. Un lavoro non cronologico, ma filologico.
Le foto che mi ritraggono sono di Marta Pavia.
Il libro che compare nelle ultime immagini è Il Nonnario, disponibile su La Tata Market.


