Caro Tata,
mio figlio di 8 anni in questo periodo ha cominciato a pensare alla morte e si preoccupa per noi
genitori; vorrebbe avere il dono dell’immortalità e che anche noi lo avessimo. Quest’anno
purtroppo ha saputo della morte in grembo del fratellino di una compagna e, successivamente,
del decesso del papà della sua maestra. Dopodiché un altro conoscente ha perso la vita in
circostanze tragiche, su cui oltretutto loro bambini hanno cominciato a raccontarsi dei dettagli
che lo hanno turbato, nonostante io abbia cercato di arginare le notizie. Non so come
rapportarmi e continuo a chiedermi se stia facendo bene.
Grazie per aver letto la mia lettera, Anna
Cara Anna,
i bambini ci pongono di fronte a quesiti grandi, a volte i più grandi. Ci impongono di chiarirci le
idee per poterle chiarire a loro, ammesso che questo sia possibile. In realtà non sono mai solo
delle domande – come potrebbe essere ad esempio “Perché piove?” – poiché implicano sempre
uno stato emotivo, un sentimento. La nostra sensibilità, dunque, si rivela uno strumento
essenziale. Non amo le formule precostituite, credo che ciascuno debba provare a fornire la
spiegazione che gli sembra più vicina alle proprie convinzioni personali, trovando le parole più
adatte. E sono convinto che, quando un bambino ci pone una domanda, è perché è anche
pronto ad ascoltarne la risposta. Di fronte ai grandi quesiti dei piccoli, gli scenari possibili di
solito sono tre. Nel primo caso, il bambino chiede per sentirsi ripetere una risposta già sentita
altre volte. La ripetizione delle cose note è una richiesta frequente, poiché infonde sicurezza. Nel
secondo caso, il bambino conosce già la risposta o si è costruito una sua spiegazione, ma ha
bisogno di una conferma autorevole, quella dell’adulto. Nel terzo caso, il bambino chiede per
osservare la nostra reazione. Ecco perché è fondamentale tenere a mente che non
comunichiamo solo con le parole, ma anche e soprattutto col nostro corpo, con l’espressione del
viso, col tono della voce. Le domande difficili richiedono risposte impegnative, non banali, e già
questo agli occhi dei bambini identificherà la tematica come qualcosa di delicato e rilevante.
Non neghiamo loro la nostra visione, né diamo rispose fuorvianti o evasive. In sostanza, non
inganniamoli.
Lorenzo LTM
Caro Tata è la mia rubrica di corrispondenza con i lettori su Family Nation Magazine. Il numero 17 della rivista (aprile 2020), con questa lettera, la mia nuova rubrica #trametranoi e molti altri contenuti interessanti, si può ordinare (o sfogliare gratuitamente) qui.
Scrivermi è semplice: lettere brevi, inviate all’indirizzo parliamone@latatamaschio.it con oggetto “Caro Tata” e tema libero. Io le leggerò tutte, alcune verranno pubblicate e i loro autori riceveranno un regalino, come è successo ad Anna, che ringrazio!
