Le vere rivoluzioni culturali non si fanno in piazza, si fanno tra le pareti di casa. Perché le mura domestiche fanno crollare i muri interiori: è lì che convinzioni e difficoltà personali devono convivere, è lì che emergono tutti i meccanismi disfunzionali che abbiamo ereditato più o meno consapevolmente, è lì che ci si confronta con i ruoli che la società ci chiede di assumere, per cui è in famiglia – qualunque sia la nostra idea della stessa – che dobbiamo attuare i miglioramenti che vorremmo vedere dovunque.

Le vere rivoluzioni culturali partono dagli ideali, ma si esprimono nella vita quotidiana. Tanto più riusciamo a tradurli in comportamenti concreti, maggiore sarà la portata del cambiamento. Se chiediamo un mondo più equo e paritario, partiamo dalle basi: anche il ménage casalingo va ripartito in maniera equa e paritaria, che non significa tagliare in parti uguali, ma distribuire in base alle possibilità, alle necessità e – in maniera auspicabile – alle attitudini di ciascuno, perché la famiglia non sempre richiede porzioni identiche, ma condivisione di ciò che c’è, e questa è una differenza che ridefinisce tutto.

Per quanto mi riguarda, l’ambiente domestico non è solo un nido, una tana, un rifugio, è anche lo spazio dove lavoro la maggior parte del tempo, nel mio angolo studio piccolo ma confortevole, per cui sento forte il legame tra cura della casa e cura di ciò che faccio: un ambiente pulito, ordinato e, quando possibile, inondato di luce mi rende più produttivo e ben disposto.
È importante, inoltre, non privarmi di qualche elemento naturale, come piante, fiori e foglie: non solo nel sottobosco, ma anche sotto il tetto, c’è bisogno di vedere le stagioni che si alternano e provare ad evolvere insieme a loro.


Reduce da una domenica di sistemazioni e addobbi, su Puliti & Felici ho condiviso le mie abitudini in fatto di riordini e pulizie. E di riordini e pulizie le tate ne sanno, oh se ne sanno! L’articolo intero si può leggere qui.
